C'era
una volta un grande lupo, mezzo nero e mezzo grigio.
Viveva
in una gola tra due montagne. Era un solitario, qualcuno in paese
diceva di averlo visto qualche volta, poco prima dell'alba, sulla
strada che che attraversava l'altopiano.
Quella
stessa strada che percorreva con la sua compagna tanti anni prima,
prima che un cacciatore gliela portasse via con un colpo di fucile.
Era
diventata triste la sua vita, triste e vuota. La rabbia che nutriva
nei confronti degli umani era un modo per curare la profonda ferita
per la mancanza di lei. Era purtroppo una ferita che non riusciva a
leccare e forse per questo temeva che non ce l'avrebbe mai fatta a
guarire.
E
invece il tempo passa, la rabbia era diventata semplice insofferenza
alla razza umana. Era insofferente quando qualche allevatore lo
accusava ingiustamente di aver sterminato il gregge di pecore, era
insofferente quando sentiva augurare la buona sorte con un “in
bocca al lupo” e la risposta era quasi sempre “crepi il lupo”,
era insofferente infine alla stupidità dell'essere umano ed alla sua
crudeltà, tuttavia con il tempo era riuscito a rimanere
sufficientemente distante da lui, l'Uomo.
Un
pomeriggio di inizio primavera, mentre percorreva quella stessa
strada in cui le fu strappata la sua amata compagna, si trovò
difronte una ragazzina poco più alta di un cespuglio di more dalle
guance colorate di rosso ciliegia.
Si
fermarono entrambi e si fissarono lungamente negli occhi.
…
E
c'era anche, una volta, una bambina chiamata Cappuccetto Rosso, era
chiamata così per via della sua mantellina rossa che indossava
proprio sempre. Lei era molto premurosa con tutti, aveva un carattere
dolce ma era anche parecchio curiosa e questo la portava
continuamente a perdere tempo, soprattutto quando andava a trovare la
nonna su in montagna.
Ci
andava ogni mese ed ogni volta attraversava il bosco. Era un bosco di
alberi altissimi e c'era un unico sentiero, non c'era davvero modo di
sbagliare strada.
Quel
pomeriggio di primavera la sua attenzione fu messa davvero alla
prova, sembrava che il bosco fosse esploso, c'erano fiori colorati
ovunque, sui rami, sul prato, anche nell'aria!
Si,
il sole filtrava tra gli alberi, la luce era vivace, i suoi raggi
sembravano bacchette magiche e qualsiasi cosa colpissero, quella
diventava di mille colori e mille profumi.
Nel
cestino di Cappuccetto Rosso c'erano dei biscotti allo zenzero ed
alcuni di cioccolato, ogni tanto ne mangiava uno, ma la sua mamma era
stata previdente ed aveva abbondato nel preparare il cestino perciò
ne sarebbero rimasti a sufficienza per la nonna.
Aveva
il sole negli occhi ed era inebriata dai profumi, quando si trovò a
non più di un paio di passi da lui, il Lupo.
...
Si
fermaro entrambi e si fissarono lungamente negli occhi, nel silenzio
solo il rumore del battito dei loro cuori.
“quindi...tu
saresti il Lupo Cattivo?” Cappuccetto Rosso trovò il coraggio di
parlare per prima.
“questo
dicono di me” rispose il lupo.
“ora
cosa ne sarà di me?” chiese con un filo di voce Cappuccetto Rosso.
Il
lupo la fissò senza parlare
“sai
una cosa?non mi sembri affatto cattivo, a pensarci bene avresti
potuto mangiarmi senza che neanche me ne accorgessi, i tuoi occhi...
sono così umani...”
Il
lupo tirò fuori i denti e ringhiò “non osare mai più paragonarmi
a voi umani! Il mio sguardo, se ti sembra buono, non è di certo per
merito della vostra razza!”
Le
girò le spalle, la sua coda era ferma ed il suo cuore sentì di
nuovo il dolore di quella vecchia ferita. “avrei dovuto proteggerla
e non ci sono riuscito, è impossibile sfuggire alle armi vigliacche
di voi umani. Cosa credi? Anche io, insieme a Lei me ne andavo in
giro per queste montagne, eravamo felici di vivere in mezzo a tanta
bellezza, proprio come te.
Gli
inverni erano molto duri ed i morsi della fame, quando fuori dalla
tana era tutto bianco, erano davvero terribili, ma la bella stagione
ci ripagava di tante tribolazioni. Condividere tutto questo con la
mia compagna era bellissimo”
“ma...
hai dovuto uccidere per mangiare” lo interruppe Cappuccetto Rosso
“non hai mai provato dispiacere e pietà per le tue prede?”
| disegno di Olimpia Primucci |
“è
la legge della natura che ci impone di farlo, mia dolce bambina” il
suo sguardo era davvero compassionevole ora, “ci sono animali più
deboli che non sarebbero sopravvissuti lo stesso e noi lo sentiamo, è
la selezione naturale di ogni specie, ma ricorda una cosa, non
esiste, tra noi animali, la cattiveria e la crudeltà. Noi mangiamo
soltanto per sfamarci e per sfamare i nostri cuccioli. Ogni razza è
predatore e preda a sua volta, tranne la vostra razza, gli Umani”
Il
lupo parlò lungamente della vita nel bosco e di tutti gli abitanti
delle montagne, era talmente affascinante il racconto che Cappuccetto
Rosso avrebbe voluto non finisse mai.
“credo
di capire ora” gli disse e lo abbracciò. Era visibilmente
dispiaciuta per la triste storia del lupo e si ripromise di
raccontare a tutti coloro che abitavano in paese, che il lupo non era
affatto cattivo.
“credo
tu debba rimetterti in cammino Cappuccetto Rosso, prima che arrivi il
buio”
“ti
andrebbe di accompagnarmi? Mi sentirò al sicuro se tu sarai con
me”
“ne
sarò felice” rispose orgoglioso il lupo.
A
vederli da lontano i due improbabili compagni di viaggio, sembravano
amici da tutta la vita, Cappuccetto Rosso con il suo braccio cingeva
il collo del grande lupo e lui, in quel momento, sentì di aver fatto
finalmente pace con il mondo.
Arrivarono
ai piedi della grande quercia dove abitava la nonna, il lupo si
inchinò per salutare quella bambina dolce e coraggiosa e le disse
“grazie per avermi ascoltato”
…
Tornando
alla sua tana il lupo, quella sera, incontrò sul suo cammino di
nuovo quel cacciatore, di nuovo quell'uomo crudele. Questa volta la
sua vecchia ferita non si fece sentire , non provò né paura ne rabbia e
forse neanche dolore mentre chiudeva gli occhi.
Lui ora conosceva anche un altro sentimento
degli umani: l'Amore.
sicuramente il lupo e la ragazza erano di ficano :)
RispondiEliminaErano sicuramente di lì e sono molto amici ;)
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