Gatti

STORIE DI GATTI








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Me chiamo Achille




Me chiamo Achille e de gatti come me a Roma ce ne so' armeno mille, ma 'sta storia nun ve la vojo ricconta' in rima. 


Me vojo mette comodo sur finestrone più arto der Colosseo, 'n dove se vede er tramonto più bello de Roma antica.
Ce lo sapete no? Li gatti romani so' gajardi e quelli de quassù so' li mejo de tutta la città. Me ricordo ancora li racconti de mi nonno Romeo, sì ce lo so, adesso state a pensa' che era er mejo gatto der Colosseo ... E pensate bbene! Era er più ! 
Si c'avevi 'n problema, lui t'aiutava a capì da che parte potevi pija' la questione, ogni tanto convocava li capi de li quartieri pe' sape' le notizzie, si c'era stata quarche battaja, si le gattare ereno sempre generose o si quarcuna era ita all'arberi pizzuti, che voleva dì' ch'era morta, ecco!
Nonno riccontava sempre che Roma a li tempi sua era pulita, le strade piene de regazzini che giocaveno, li maschietti a pallone e le femminucce co' la corda.
Le sere d'estate, quanno s'arzava er ponentino, le coppiette de' 'nnammorati usciveno pe' magnasse 'n gelato, scambiasse quarche bacetto sotto le stelle ar Gianicolo e allora era facile che ce scappava 'na carezza puro pe' noi gatti che pe' ringrazzialli je facevamo certe fusa che manco te le sognavi.
Ereno artri tempi, gli umani ereno felici co' poco, se chiamaveno amore pe' davero, s'ajutaveno a campa' si la situazzione era 'n po' buia.
Guardaveno poco la televisione e puro le partite de pallone c'ereno sortanto la domenica, insomma a la gente je piaceva de più fa le scampagnate fori porta e fa l'amore sotto 'na frasca, je piaceva de raggiona' co' la capoccia sua e de risparmia' du sordi pe' comprasse 'na casetta. 
Ao! Adesso pareno tutti 'n branco de matti, nun sanno più si da retta ar Papa oppuro ar deputato, che poi si volevo dilla tutta, a me me pare che gira che t'arivorta so tutti compari e j'hanno levato li sogni e puro li danari.
Ma quello che vedo io da sopra er Colosseo, ner mentre faccio le fusa a 'na gattina che me fa batte er core, è er popolo romano che ancora spera e ride come quanno d'estate dopo ave' sudato tutto er giorno sospira de sollievo ar soffio de 'n ponentino.

-Olimpia Primucci-

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Zen della Perla Blu




Era un pomeriggio perfetto, di una giornata perfetta, di una settimana perfetta, di un mese perfetto, di un anno perfetto, di una vita perfetta.


Zen della Perla Blu era nato in un pomeriggio tiepido, né troppo freddo, né troppo caldo.
Il sole stava tramontando, l'ultimo raggio di quella giornata illuminò i suoi occhi e si tuffò in mare.
Nero come la notte con la criniera sfumata d'argento e gli occhi gialli come il sole.


Da un'altra parte di quel mondo era un pomeriggio che sapeva di smog e caffè. In un laboratorio nel cuore della grande città, tra ricette, scarabocchi, libri e cucchiai c'era un Inventore di Gelati.
Sembrava sempre assorto nei suoi ragionamenti, le sue mani scrivevano su una lavagna immaginaria chissà quali formule e allo stesso tempo creava gelati al gusto di pistacchio, praline di vaniglia, sorbetti al biancospino e tanta tanta, tanta cioccolata.


Era stato un anno triste e pesante e quel pomeriggio perfetto sembrava essere quello giusto per una corse in campagna a cavallo della sua moto, in cerca di ispirazione per chissà quale altro progetto.
Aveva una musica in testa, anzi no, una specie di cantilena, risuonava dentro quel casco sempre più forte e sempre più veloce. Doveva fermarsi e toglierlo per provare a far uscire fuori tutti quei pensieri, quei ricordi che giravano come in una giostra al ritmo di quella cantilena.


C'era un casolare illuminato dall'ultimo raggio di sole, finalmente silenzio e tutte quelle parole che giravano nella sua testa, ordinatamente, di misero sedute.
Un sospiro di sollievo, seduto su quel muretto sotto un grande olivo credeva di aver trovato un centro in quel mondo.
Ne fu sicuro quando Zen della Perla Blu avvicinandosi a lui, lo accarezzò con la sua lunga coda e fissandolo con i suoi grandi occhi gialli si fece spazio tra le sue braccia.



Per l'Inventore di Gelati, da ora, sarebbe stato un pomeriggio perfetto, di una giornata perfetta, di una settimana perfetta, di un mese perfetto, di un anno perfetto, di una vita perfetta.

Olimpia Primucci

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