sabato 23 aprile 2016

La vera storia del lupo di Cappuccetto Rosso

C'era una volta un grande lupo, mezzo nero e mezzo grigio.
Viveva in una gola tra due montagne. Era un solitario, qualcuno in paese diceva di averlo visto qualche volta, poco prima dell'alba, sulla strada che che attraversava l'altopiano.
Quella stessa strada che percorreva con la sua compagna tanti anni prima, prima che un cacciatore gliela portasse via con un colpo di fucile.
Era diventata triste la sua vita, triste e vuota. La rabbia che nutriva nei confronti degli umani era un modo per curare la profonda ferita per la mancanza di lei. Era purtroppo una ferita che non riusciva a leccare e forse per questo temeva che non ce l'avrebbe mai fatta a guarire.
E invece il tempo passa, la rabbia era diventata semplice insofferenza alla razza umana. Era insofferente quando qualche allevatore lo accusava ingiustamente di aver sterminato il gregge di pecore, era insofferente quando sentiva augurare la buona sorte con un “in bocca al lupo” e la risposta era quasi sempre “crepi il lupo”, era insofferente infine alla stupidità dell'essere umano ed alla sua crudeltà, tuttavia con il tempo era riuscito a rimanere sufficientemente distante da lui, l'Uomo.
Un pomeriggio di inizio primavera, mentre percorreva quella stessa strada in cui le fu strappata la sua amata compagna, si trovò difronte una ragazzina poco più alta di un cespuglio di more dalle guance colorate di rosso ciliegia.
Si fermarono entrambi e si fissarono lungamente negli occhi.
E c'era anche, una volta, una bambina chiamata Cappuccetto Rosso, era chiamata così per via della sua mantellina rossa che indossava proprio sempre. Lei era molto premurosa con tutti, aveva un carattere dolce ma era anche parecchio curiosa e questo la portava continuamente a perdere tempo, soprattutto quando andava a trovare la nonna su in montagna.
Ci andava ogni mese ed ogni volta attraversava il bosco. Era un bosco di alberi altissimi e c'era un unico sentiero, non c'era davvero modo di sbagliare strada.
Quel pomeriggio di primavera la sua attenzione fu messa davvero alla prova, sembrava che il bosco fosse esploso, c'erano fiori colorati ovunque, sui rami, sul prato, anche nell'aria!
Si, il sole filtrava tra gli alberi, la luce era vivace, i suoi raggi sembravano bacchette magiche e qualsiasi cosa colpissero, quella diventava di mille colori e mille profumi.
Nel cestino di Cappuccetto Rosso c'erano dei biscotti allo zenzero ed alcuni di cioccolato, ogni tanto ne mangiava uno, ma la sua mamma era stata previdente ed aveva abbondato nel preparare il cestino perciò ne sarebbero rimasti a sufficienza per la nonna.
Aveva il sole negli occhi ed era inebriata dai profumi, quando si trovò a non più di un paio di passi da lui, il Lupo.
...
Si fermaro entrambi e si fissarono lungamente negli occhi, nel silenzio solo il rumore del battito dei loro cuori.

quindi...tu saresti il Lupo Cattivo?” Cappuccetto Rosso trovò il coraggio di parlare per prima.
questo dicono di me” rispose il lupo.
ora cosa ne sarà di me?” chiese con un filo di voce Cappuccetto Rosso.
Il lupo la fissò senza parlare
sai una cosa?non mi sembri affatto cattivo, a pensarci bene avresti potuto mangiarmi senza che neanche me ne accorgessi, i tuoi occhi... sono così umani...”
Il lupo tirò fuori i denti e ringhiò “non osare mai più paragonarmi a voi umani! Il mio sguardo, se ti sembra buono, non è di certo per merito della vostra razza!”
Le girò le spalle, la sua coda era ferma ed il suo cuore sentì di nuovo il dolore di quella vecchia ferita. “avrei dovuto proteggerla e non ci sono riuscito, è impossibile sfuggire alle armi vigliacche di voi umani. Cosa credi? Anche io, insieme a Lei me ne andavo in giro per queste montagne, eravamo felici di vivere in mezzo a tanta bellezza, proprio come te.
Gli inverni erano molto duri ed i morsi della fame, quando fuori dalla tana era tutto bianco, erano davvero terribili, ma la bella stagione ci ripagava di tante tribolazioni. Condividere tutto questo con la mia compagna era bellissimo”
ma... hai dovuto uccidere per mangiare” lo interruppe Cappuccetto Rosso “non hai mai provato dispiacere e pietà per le tue prede?”
disegno di Olimpia Primucci
è la legge della natura che ci impone di farlo, mia dolce bambina” il suo sguardo era davvero compassionevole ora, “ci sono animali più deboli che non sarebbero sopravvissuti lo stesso e noi lo sentiamo, è la selezione naturale di ogni specie, ma ricorda una cosa, non esiste, tra noi animali, la cattiveria e la crudeltà. Noi mangiamo soltanto per sfamarci e per sfamare i nostri cuccioli. Ogni razza è predatore e preda a sua volta, tranne la vostra razza, gli Umani”
Il lupo parlò lungamente della vita nel bosco e di tutti gli abitanti delle montagne, era talmente affascinante il racconto che Cappuccetto Rosso avrebbe voluto non finisse mai.
credo di capire ora” gli disse e lo abbracciò. Era visibilmente dispiaciuta per la triste storia del lupo e si ripromise di raccontare a tutti coloro che abitavano in paese, che il lupo non era affatto cattivo.
credo tu debba rimetterti in cammino Cappuccetto Rosso, prima che arrivi il buio”
ti andrebbe di accompagnarmi? Mi sentirò al sicuro se tu sarai con me”
ne sarò felice” rispose orgoglioso il lupo.
A vederli da lontano i due improbabili compagni di viaggio, sembravano amici da tutta la vita, Cappuccetto Rosso con il suo braccio cingeva il collo del grande lupo e lui, in quel momento, sentì di aver fatto finalmente pace con il mondo.
Arrivarono ai piedi della grande quercia dove abitava la nonna, il lupo si inchinò per salutare quella bambina dolce e coraggiosa e le disse “grazie per avermi ascoltato”
Tornando alla sua tana il lupo, quella sera, incontrò sul suo cammino di nuovo quel cacciatore, di nuovo quell'uomo crudele. Questa volta la sua vecchia ferita non si fece sentire , non provò né paura ne rabbia e forse neanche dolore mentre chiudeva gli occhi.
Lui ora conosceva anche un altro sentimento degli umani: l'Amore.


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