venerdì 11 settembre 2015

Max

Lei si alza ancora tutte le mattine al suono di una sveglia che riproduce i rumori del bosco. Negli ultimi anni vivevo nel buio quasi totale, ma immaginavo ogni suo gesto, non mi sbagliavo, ha ancora tutte le sue abitudini. Beh, quasi tutte, io non ci sono più.
La vedo, di sera che inventa disegni e che vorrebbe raccontare di me, ma non è capace a governare le emozioni quando sono forti, non c'è mai riuscita.
So che si ricorda degli anni che abbiamo trascorso insieme, di quanto odiavo girare in macchina e quanto adoravo dormire per giornate intere, sapevo che le piaceva sentirmi russare e questo mi fa ancora sorridere.
Lei paziente, io testone, e lo sono ancora. Infatti anche se non dovrei, ogni tanto mi affaccio nel suo mondo per vedere come sta, per fare due passi insieme a lei e sedermi accanto a quella panchina che preferisce, lassù vicino alla Torre Civica.
Non dovrei perché quando succede lei lo “sente”, mi sente, e diventa tanto triste.
Così mi sbrigo, le faccio un giro intorno, leggo nei suoi occhi, raccolgo il suo profumo; anch'io ho ricordi e me li porto dietro.
Lei mi manca, vorrei che lo sapesse.
Vorrei sapesse che io non potevo più aspettare e che ho tentato l'impossibile per restarle accanto.
io sono Max
Vorrei sapesse che io li ho ascoltati tutti i suoi pensieri a voce alta e anche le parole che non pronunciava, perché a me bastava guardarla negli occhi, proprio come faccio ora.

Vorrei infine sapesse che sono proprio geloso di quel gigante mezzo lupo che ora le sta accanto, che se non si prende cura di lei, giuro, gliela farò pagare. So che manco anche a lui, lo so perché a volte mi cerca annusando per casa, lo so perché a volte si siede lì, sotto il grande noce e la guarda , si guardano e in quel momento so che stanno pensando a me.

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