Si chiama pietà.
Quella "cosa" che ci da la sensazione che il cuore si stringa in un pugno, quella "cosa" che ci fa piangere davanti a scene come quelle descritte o peggio documentate, di questi giorni.
Non mi importa di chi sia la colpa, se è stato un errore o se l'ultima strage è stata eseguita in maniera scientifica, è il risultato che mi stringe il cuore., è quello che ho visto.
So bene che ci sono tante guerre nel mondo ed innumerevoli soprusi, si lo so, ed ogni giorno provo pietà ma non mi abituerò mai alla brutalità e lotterò con tutta me stessa affinché non accada.
Non accetterò mai lezioni di etica cinica su come dovrei gestire le mie emozioni, la mia pietà. Qui dentro i social come "fuori".
Ho una vita serena e potrei circoscrivere, recintare, tirare su un muro tutto intorno a me, fare quello che mi fa stare bene e tenermi alla larga dalla vita degli altri, accogliere la mia famiglia nella mia isola felice e limitarmi a risolvere le piccole questioni quotidiane. Sarebbe come essere convinti di mangiare biologico rifiutando dì sapere che quel campo incantato è circondato dall'inquinamento, non voglio farlo. Voglio ancora credere che ci sia la possibilità di sperare e di poter contribuire a migliorare un mondo che ci vorrebbe disillusi e rassegnati anche se il contributo che potrò dare sarà piccolissimo, voglio credere che servirà.
Occhio non vede cuore non duole, recita un proverbio, ma io preferirò sempre morire di crepacuore che vivere ciecamente.
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