Quando la macchina dei sogni non era
uno yacht terrestre (poi chiamato SUV per praticità) si partiva
così.
Portapacchi sul tetto dell'utilitaria,
valige, carrozzine, biciclette, sedia a dondolo, sdraio di legno e
tela pesanti come cadaveri, ombrellone e tenda, materassini di stoffa
a due colori solitamente blu e rossi, anche loro pesanti come un
gommone e pompa di gomma che ti veniva una gamba come quella di Romeo
Benetti quando avevi finito di gonfiare, gonfiavi e smadonnavi, era
il protocollo ufficiale : mio padre pompava e solitamente io mi beccavo gli smadonnamenti perchè il maledetto beccuccio usciva sempre
dal materassino.
Che poi, non ho mai capito a cosa
servissero dato che la destinazione era sempre la stessa, casa dei
nonni in campagna, però hai visto mai che ci scappa una giornata al
mare? …..per la cronaca...MAI,
A seguire nel portabagagli
perfettamente incastrate come un puzzle della Ravensburger c'erano
borsa delle medicine per ogni evenienza compresa la febbre gialla ed
il vaiolo, libri e quaderni dei compiti per le vacanze, altre valige,
scarpe e scarponi, giradischi e carte da gioco e tanto cibo che avrebbe sfamato mezza Africa.
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| (foto presa dal web) |
Dopo aver sbarrato le finestre a prova
di attacco terroristico al gas nervino, chiuso gas, acqua e luce, un
rapido addio alle piante condannate a morte sicura, la solita
raccomandazione alla vicina di casa che non si muoveva mai per
ritirare le raccomandate e le multe, alla quale lasciavamo anche il numero di
telefono dell'emporio (detto spaccio) del paese perchè i nonni il
telefono non ce l'avevano e gli smartphone c'erano ancora solo nel
telefilm di Star Trek, dopo il solito rituale, dicevo, finalmente si partiva!
La macchina
aveva un assetto da rally, lì dentro la temperatura era di circa
45°C e difatti dopo circa 20 km noi tre fratelli ci abbandonavamo
ad un sonno che era quasi più uno svenimento per mancanza di
ossigeno.
Mio padre poi, sceglieva sempre strade
alternative, più interessanti dal punto di vista paesaggistico,diceva lui (saichecenefregavaanoi) , fattostà che invece di impiegarci tre ore come tutti i
comuni mortali, noi ce ne mettevano almeno sei,
Una volta arrivati
iniziava la vacanza, dimentichi di tutto eravamo i ragazzini più
felici e liberi del mondo, ci aspettavano giornate che profumavano di
crostate, di corse dietro agli animali, di esplorazioni nei casali
abbandonati, di passeggiate dentro una carriola dove mia nonna ci
faceva salire a turno, di risate a crepapelle, di sere illuminate
dalle stelle e dalle lucciole in mezzo al grano maturo.
Le vacanze più belle della mia vita
-Olimpia Primucci-

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