domenica 2 agosto 2015

Le vacanze più belle della mia vita

Quando la macchina dei sogni non era uno yacht terrestre (poi chiamato SUV per praticità) si partiva così.
Portapacchi sul tetto dell'utilitaria, valige, carrozzine, biciclette, sedia a dondolo, sdraio di legno e tela pesanti come cadaveri, ombrellone e tenda, materassini di stoffa a due colori solitamente blu e rossi, anche loro pesanti come un gommone e pompa di gomma che ti veniva una gamba come quella di Romeo Benetti quando avevi finito di gonfiare, gonfiavi e smadonnavi, era il protocollo ufficiale : mio padre pompava e solitamente io mi beccavo gli smadonnamenti perchè il maledetto beccuccio usciva sempre dal materassino.
Che poi, non ho mai capito a cosa servissero dato che la destinazione era sempre la stessa, casa dei nonni in campagna, però hai visto mai che ci scappa una giornata al mare? …..per la cronaca...MAI,
A seguire nel portabagagli perfettamente incastrate come un puzzle della Ravensburger c'erano borsa delle medicine per ogni evenienza compresa la febbre gialla ed il vaiolo, libri e quaderni dei compiti per le vacanze, altre valige, scarpe e scarponi, giradischi e carte da gioco e tanto cibo che avrebbe sfamato mezza Africa.
(foto presa dal web)
Dopo aver sbarrato le finestre a prova di attacco terroristico al gas nervino, chiuso gas, acqua e luce, un rapido addio alle piante condannate a morte sicura, la solita raccomandazione alla vicina di casa che non si muoveva mai per ritirare le raccomandate e le multe, alla quale lasciavamo anche il numero di telefono dell'emporio (detto spaccio) del paese perchè i nonni il telefono non ce l'avevano e gli smartphone c'erano ancora solo nel telefilm di Star Trek, dopo il solito rituale, dicevo, finalmente si partiva! 
La macchina aveva un assetto da rally, lì dentro la temperatura era di circa 45°C e difatti dopo circa 20 km noi tre fratelli ci abbandonavamo ad un sonno che era quasi più uno svenimento per mancanza di ossigeno.
Mio padre poi, sceglieva sempre strade alternative, più interessanti dal punto di vista paesaggistico,diceva lui  (saichecenefregavaanoi) , fattostà che invece di impiegarci tre ore come tutti i comuni mortali, noi ce ne mettevano almeno sei,
Una volta arrivati iniziava la vacanza, dimentichi di tutto eravamo i ragazzini più felici e liberi del mondo, ci aspettavano giornate che profumavano di crostate, di corse dietro agli animali, di esplorazioni nei casali abbandonati, di passeggiate dentro una carriola dove mia nonna ci faceva salire a turno, di risate a crepapelle, di sere illuminate dalle stelle e dalle lucciole in mezzo al grano maturo.

Le vacanze più belle della mia vita

-Olimpia Primucci-

Nessun commento:

Posta un commento

Una piccola storia d’amore blu

Una piccola storia d’amore blu Era una l’ultima notte dell’anno , soffiava un vento cosi forte, che gli abitanti di quel piccolo villag...